70 giorni, una sera: perché l'8 ottobre non sarà la presentazione di un libro
- C1V Press, Cinzia Tocci
- 8 ago
- Tempo di lettura: 4 min
C'è un file che è rimasto nascosto per anni dentro una chiavetta USB etichettata "TASSE 2020". L'ho scoperto solo quando il manoscritto è arrivato sulla mia scrivania, insieme alla storia di come è nato: un padre, in mezzo al caos del marzo 2020, che invece di archiviare documenti fiscali ha iniziato a scrivere un diario, senza sapere che lo stava facendo, senza sapere che dieci anni dopo i suoi due figli lo avrebbero riletto ad alta voce, aggiungendo la propria voce a quella del padre.
Quando ho letto "Marzo 2020. La libertà negata" per la prima volta, mi sono subito resa conto che non si trattava dell'ennesimo racconto sulla pandemia. Questo era diverso dalla prima pagina. Bruno Miguel Mascarenhas Antunes, oggi allenatore, ex atleta olimpico, padre, non ha scritto un resoconto di quello che è successo. Ha costruito qualcosa che io e la giuria del Premio Letterario "Oltre la Soglia" 2025 abbiamo definito, quasi con le stesse parole, "una rivoluzione narrativa nel genere diaristico", un diario che esiste su tre piani temporali insieme: il presente vissuto giorno per giorno, il non-detto che nessuno aveva il coraggio di scrivere, e la voce di chi, anni dopo, rilegge quelle pagine con occhi diversi. Non vi dico di più su come funziona: è un meccanismo che va scoperto leggendo, non spiegato in un articolo.
Quello che posso raccontarvi, invece, è perché abbiamo deciso che questo libro non potesse fermarsi in libreria.
Un libro che non si racconta, si attraversa

Ogni capitolo del diario si apre con un oggetto: una mascherina, un'autocertificazione mai depositata, un rotolo di carta igienica, un post-it con su scritto "Tokyo 2020". Piccoli, quotidiani, e mai innocenti come sembrano. È un dispositivo narrativo potente, ma è anche, se ci pensate, un'istruzione per l'uso di tutto quello che questo libro può diventare fuori dalla pagina. Un libro che si apre con oggetti reali si presta naturalmente a essere vissuto, non solo letto.
Da qui è nata l'idea di "70 giorni, una sera". Non è una presentazione. Non ci sarà un tavolo con l'autore che legge brani a un pubblico seduto in silenzio. L'8 ottobre, al Circolo Canottieri di Roma, costruiremo una serata esattamente come il libro stesso è costruito: per oggetti, non per capitoli. Per voci, non per riassunti. E il luogo, va detto, non è stato scelto a caso. Il Circolo Canottieri di Roma non è solo la sede che ci ospita: è un luogo che nel libro c'è già, con il suo bar, i suoi allenamenti, la sua chiusura improvvisa il 9 marzo 2020. Tornarci per raccontare questa storia, in un certo senso, è chiudere un cerchio che il libro stesso ha aperto.
Chi sale sul palco, e perché
La serata è costruita a blocchi, ognuno introdotto da un oggetto reale che apre una domanda al pubblico prima ancora di dare una risposta. Ad aprire sarà Simona Renata Baldassarre, Assessora alla Cultura della Regione Lazio: la sua presenza da sola dice quanto questa storia sia diventata, nel tempo, un patrimonio che riguarda tutti, non solo chi quei giorni li ha vissuti in prima persona. Poi saliranno sul palco due voci che quei settanta giorni li hanno raccontati da dentro una redazione: Marzia Roncacci, giornalista e conduttrice TG2, e Alessandro Pirozzi, giornalista e telecronista, che hanno visto da vicino come il significato di una notizia possa ribaltarsi cambiando solo le parole scelte per raccontarla. Ci sarà Michela Manfredi, farmacista, a raccontare cosa hanno vissuto, senza mai fermarsi un giorno, le persone dietro un bancone che il pubblico non ha mai davvero conosciuto. E ci sarà Roberto Curcuruto, medico sportivo, per il fronte meno visibile che anche lo sport ha avuto in quei mesi: atleti seguiti a distanza, allenamenti casalinghi improvvisati, protocolli di rientro, certezze che nessuno aveva ancora. Sul palco saliranno anche gli Atleti Legend, a riportare la serata dentro lo sport fermato e poi ripartito, ed è proprio lì che si inserisce Bruno, non come autore che presenta la propria opera, ma come allenatore che riconosce la propria storia in quella degli altri ospiti: il fil rouge di tutta la serata. A chiudere sarà Alessandro Circiello, Presidente Federcuochi Lazio e volto Rai della cucina, per raccontare cosa è successo davvero nelle cucine italiane quando il mondo fuori si è fermato, perché anche il cibo, in quei giorni, è stato un modo per continuare a prendersi cura di chi mancava.
Il pubblico non sarà spettatore. Ci sarà un momento, lo chiamiamo il Gioco del Museo, in cui alcuni degli oggetti già visti in ingresso torneranno sul palco, uno alla volta, e chi troverà per primo la risposta sfogliando la propria copia del libro vincerà un piccolo premio. Per questo, se venite, il consiglio è arrivare con il libro già letto, o almeno iniziato: renderà tutto più vostro.
L'appuntamento è per giovedì 8 ottobre 2026, dalle ore 18:30, al Circolo Canottieri di Roma, Lungotevere Flaminio 39. L'ingresso è gratuito su prenotazione, dal modulo che trovate nella pagina dell'evento.

Se non avete ancora una copia del libro, la trovate online, arriva ovunque, oppure potete ordinarla per ritirarla direttamente la sera dell'evento.
A fine serata, per chi ha portato con sé la propria copia, ci sarà il momento firmacopie e una foto con Bruno. Non vi diciamo cosa scoprirete, quella sera, di un libro che, ve lo posso garantire per averlo letto più volte, l'ultima anche solo per il piacere di rileggerlo, non si esaurisce nei settanta giorni che racconta. Restituisce, ogni volta, qualcosa che nessuno aveva ancora messo a fuoco: come si guida, come si comunica, come si resta lucidi quando tutto va storto. Domande che, in forme diverse, si ripresentano ogni giorno, molto oltre marzo 2020.
Vi aspettiamo l'8 ottobre. Non per ricordare un anno difficile, ma per scoprire cosa ne è rimasto, in positivo, oggi.
A seguire, un piccolo rinfresco a cura di Alessandro Circiello, Presidente Federcuochi Lazio.
Cinzia Tocci, editore C1V




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